Nel vasto panorama dell’export enologico italiano verso gli Stati Uniti, solo il Prosecco brilla in un contesto di contrazioni significative. Nel primo quadrimestre 2026, le esportazioni di vino italiano verso i mercati extra-UE sono calate dell’8,5% in valore, eppure lo spumante del Nordest continua a crescere. Nei primi cinque mesi dell’anno, i volumi di vino consumati negli Usa sono crollati del 10,1%, ma l’Italia registra una perdita più contenuta grazie quasi interamente agli spumanti. Il Prosecco segna un sorprendente +1,8%, mentre rossi, bianchi e rosati cedono terreno complessivamente del 9 – 13% e i vini aromatici accusano il calo più marcato con –17,4%.
In questo scenario, il Prosecco si rivela non solo resistente ma capace di crescita. È diventato una comfort category: in un mercato che beve meno e spende con cautela, si posiziona come il compromesso ideale — celebrativo ma accessibile, festivo ma non pretenzioso. Non poche cantine hanno scelto di condividere il peso del dazio con l’importatore sacrificando margine per preservare quota di mercato.
Sullo sfondo rimane la questione strutturale dei dazi. Fino al 24 luglio 2026, il vino europeo è soggetto a un dazio del 10%. Da aprile 2025 ad aprile 2026, il vino italiano ha pagato dazi negli Usa per circa 180 milioni. I prezzi medi hanno subito contrazioni significative: per i vini fermi da 6,55 a 5,07 euro al litro, per gli spumanti da 5 a 4,2 euro al litro.
Oltre ai dazi e alla debolezza del dollaro, esiste un cambiamento strutturale nei modi di consumo. I più giovani bevono sempre meno, e un fenomeno inatteso complica ulteriormente il quadro: la diffusione di dispositivi di monitoraggio della salute che restituiscono dati su sonno, frequenza cardiaca e recupero fisico. Per una generazione abituata a misurare le proprie performance biologiche, il vino diventa un costo consapevole, non più una piacevolezza inconsapevole.
Una sola categoria non può compensare il declino del resto del portafoglio. L’industria italiana dovrà affrontare contemporaneamente tre fronti: negoziare sui dazi, innovare nel posizionamento e rinnovare la narrazione verso consumatori che guardano al vino con occhi diversi. Il Prosecco ha dimostrato resilienza, ma il vero test sarà la capacità dell’intero settore di adattarsi.
