La Carbon Footprint di un tappo di sughero

La Carbon Footprint di un tappo di sughero


di Alessandra Possamai

Un buon vino non è dato solo dall’eccellenza del contenuto ma anche dalla sostenibilità del contenitore: ne è convinto il Forest Stewardship Council®. Questa citazione è davvero rappresentativa della crescente attenzione verso le tematiche legate alla sostenibilità da parte dei consumatori e dei produttori di vino. Parole come impronta ecologica, sostenibilità, Carbon Footprint, ciclo di vita, riciclabile sono diventate ormai di uso corrente e oggetto di valutazione e applicazione in molti settori produttivi. Il settore vitivinicolo non è rimasto estraneo. Si pensi per esempio alla viticoltura sostenibile.

Sono stati realizzati infatti progetti volti a ridurre l’impatto ambientale (carbon footprint) dell’intera filiera vitivinicola comprensivi sia di aspetti produttivi, sia di aspetti logistici, ovvero di tutte le fasi che dalla vigna portano al consumatore finale.

Un protocollo Internazionale per il calcolo della produzione di gas serra nell’industria vitivinicola
A tal riguardo, l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) ha individuato i principi generali per la definizione di un protocollo internazionale per il calcolo della produzione di gas serra nell’industria vitivinicola. Nel protocollo vengono presi in considerazione anche i tappi in sughero, in quanto rappresentano una specificità del settore vitivinicolo e il loro utilizzo ha un impatto importante nella conservazione sostenibile delle foreste di sughero. Quindi anche la scelta della tipologia di tappo è un fattore da tenere in considerazione in questa ottica di sostenibilità.
Le sugherete (cioè le foreste di sughero) sviluppate su un’area di 2.2 milioni di ettari (Portogallo, Spagna, Sardegna, Algeria, Marocco, Tunisia) rappresentano infatti un sistema ecologico unico al mondo che garantisce la sopravvivenza di molte specie di fauna autoctona. Svolgono un ruolo fondamentale nella lotta contro la desertificazione ambientale e sociale visto che da un lato, agiscono come efficace barriera contro l’avanzamento del deserto; dall’altro, la produzione di tappi di sughero crea migliaia di posti di lavoro. Nessun albero viene tagliato per realizzare i tappi per le bottiglie di vino e molti di loro vivono più di 250 anni. Senza dimenticare che le sugherete sono in grado di assorbire fino a 32 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno; rivestono pertanto un ruolo molto importante nel processo di protezione del pianeta dal surriscaldamento globale visto che la quercia da sughero trattiene il carbonio per oltre 100 anni.
L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) incoraggia le cantine a considerare questo valore di compensazione del carbonio delle foreste di sughero.
Ogni volta che si stappa una bottiglia con un tappo in sughero naturale si contribuisce pertanto alla salvaguardia delle foreste di sughero.

Quale impatto del sistema di chiusura per l’ambiente?
Forte è l’interesse in merito agli impatti che il sistema di chiusura possa avere sull’ambiente che anche per i tappi di sughero è stata determinata la Carbon Footprint: la metodologia utilizzata è basata sull’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment o LCA), metodo standard che consente la valutazione degli impatti di un prodotto o servizio sull’ambiente durante tutte le sue fasi di vita, dall’estrazione di risorse naturali al trattamento finale dei rifiuti. È stato così appurato che la produzione di un tappo in sughero naturale ha una carbon footprint inferiore rispetto alle chiusure alternative.
I risultati sono stati significativamente positivi attestandosi a valori pari a:
-309g CO2e per il sughero monopezzo Nova, la chiusura ideale per i vini che potrebbero dover invecchiare anche in bottiglia (-309g CO2e/tappo; -309KgCO2e/1000 tappi)
-392gCO2e per il tappo in microgranina Tecork (-392g CO2e/tappo; -392KgCO2e/1000 tappi)
-562g CO2e per il tappo Novatech spumante, chiusura per eccellenza dei vini spumanti
(-562g CO2e/tappo; -562KgCO2e/1000 tappi)

È da ricordare inoltre che il sughero non è solo un materiale naturale al 100%, ma anche sostenibile e riciclabile. I tappi usati possono infatti essere macinati in granina impiegata poi in edilizia (pannelli isolanti), arredo (pavimenti, complementi di arredo), abbigliamento (suole delle scarpe), mentre tutto ciò che non può essere integrato nella produzione del tappo e/o gli scarti di lavorazione (es. la polvere di sughero) viene invece valorizzato come fonte di energia.

Ciò significa che ogni volta che si stappa una bottiglia con un tappo in sughero naturale si contribuisce alla salvaguardia non solo delle foreste di sughero ma anche dell’intero Pianeta.

Facciamo un po’ di chiarezza:
Sostenibilità/Sustainability:La definizione generale maggiormente condivisa è quella di “equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie” (Brundtland Report,1987. Our common future). Un processo agricolo, industriale, forestale è sostenibile per l’ambiente solo se utilizza le risorse naturali a un ritmo tale che esse possano essere rigenerate.

Impronta ecologica/Ecological Footprint: Si tratta di un indicatore di pressione ambientale (espresso in ettari) che misura l’area biologicamente produttiva di mare, o di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate e ad assorbire i rifiuti per uno specifico processo.

Impronta carbonica/Carbon Footprint: Esprime la quantità di gas ad effetto serra emessa nell’aria, ovvero l’impatto che la specifica attività ha sul cambiamento climatico. Espressa in kg di CO2 equivalente (unità di misura: KgCO2 equivalente).

Valutazione del ciclo di vita/Life Cycle Assessment o LCA
La definizione proposta dalla Society of Enviromental Toxicology and Chemistry (SETAC) nel 1993 sulla metodologia di LCA è la seguente: “è un procedimento oggettivo di valutazione degli impatti energetici e ambientali relativi a un prodotto/processo/attività, effettuato attraverso l’identificazione dell’energia e dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente. La valutazione include l’intero ciclo di vita del prodotto/processo/attività, comprendendo l’estrazione e il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il riuso, il riciclo e lo smaltimento finale“. La procedura LCA è standardizzata a livello internazionale dalle norme ISO14040 e 14044.