Il futuro del vino: mercati emergenti, strategia e valore del terroir


L’intervista a Roberto Cipresso offre spunti operativi per affrontare le trasformazioni del mercato vinicolo, insistendo sulla necessità di sottrarsi alla competizione di prezzo attraverso differenziazione e valore. L’analisi collega l’evoluzione dei mercati esteri con scelte tattiche e operative che privilegiano autenticità, storytelling territoriale e innovazione distributiva, proponendo un cambio di paradigma dall’aumento del volume alla costruzione di valore percepito.

Mercati emergenti, distribuzione e strategie competitive

I mercati emergenti vanno intesi come spazi in cui si formano segmenti di consumo capaci di pagare per qualità e narrazione, più che come semplici mercati di massa. Cina e India rappresentano casi differenti: la Cina mostra una maturazione rapida del consumatore, con progressiva attenzione a nicchie e terroir; l’India avanza più gradualmente ma con forte potenziale nelle aree urbane e tra i professionisti giovani. Gli Stati Uniti restano un banco di prova per modelli distributivi innovativi: l’espansione del direct-to-consumer, la crescita di piattaforme specializzate e l’ingresso di distributori orientati al brand building consentono di testare nuove formule di prezzo, formato e relazione col cliente. Per contrastare la saturazione, è cruciale mappare segmenti non serviti, stabilire partnership locali per attività formative e creare pacchetti di offerta che combinino prodotto, racconto e servizio, così da poter competere su unicità anziché su prezzo.

Terroir, identità e sostenibilità economica

Il terroir è considerato la fonte primaria di differenziazione sostenibile: suolo, microclima e pratiche colturali generano caratteristiche sensoriali e narrative difficilmente replicabili. Nelle produzioni di collina e montagna, la limitata capacità produttiva va trasformata in vantaggio competitivo mediante strategie che enfatizzino rarità, tracciabilità e sostenibilità ambientale. Costruire identità significa allineare pratiche agronomiche, scelte enologiche e racconto commerciale: questo consente di sostenere premium pricing e fidelizzazione, ma richiede attenzione ai costi e a canali distributivi capaci di comunicare il valore al giusto target.

Innovazione commerciale e adattamento operativo

Oltre alla scelta dei mercati e alla valorizzazione del terroir, l’adattamento operativo è imprescindibile: occorre integrare raccolta dati agronomici con analisi di mercato, sperimentare packaging e formati alternativi (mezza bottiglia, bag-in-box di qualità, edizioni limitate) e promuovere reti di collaborazione tra produttori per economie di scala in marketing e logistica. Formare figure aziendali con competenze ibride — agronomia, marketing digitale e export management — permette di tradurre il valore territoriale in modelli di business replicabili. Infine, la misurazione continua dei risultati tramite KPI commerciali e agronomici consente di iterare rapidamente le strategie.

Alcune linee operative

Le indicazioni pratiche emergenti sono chiare: puntare su mercati con segmenti di valore, investire in educazione del consumatore e storytelling del terroir, sperimentare canali diretti e collaborazioni distributive, differenziare formato e offerta per creare un “oceano blu” competitivo; infine, bilanciare identità e sostenibilità economica con gestione attenta dei costi e analisi dei risultati. Questa combinazione trasforma i limiti produttivi in elementi distintivi e rende il territorio il vero capitale strategico del futuro del vino.

sughereta in Portogallo

FSC® e Portocork Italia: un modello di gestione forestale responsabile e tracciabilità della filiera del sughero


La certificazione FSC® (Forest Stewardship Council® C127295) è uno standard internazionale riconosciuto per la gestione responsabile delle foreste. Questo sistema garantisce che il legno, il sughero e altri prodotti forestali provengano da foreste gestite in modo sostenibile, rispettando criteri ambientali, sociali ed economici. Portocork Italia ha integrato sin dal 2015 la certificazione FSC nella propria filiera, assicurando la tracciabilità completa del sughero e promuovendo pratiche forestali eticamente corrette.

Gestione forestale responsabile significa tutelare l’ambiente naturale, portare vantaggi reali a popolazioni, comunità locali, lavoratori e assicurare efficienza in termini economici. FSC promuove infatti in tutto il mondo una gestione delle foreste rispettosa dell’ambiente, socialmente utile ed economicamente sostenibile.

Rispettosa dell’ambiente significa: assicurare che la raccolta dei prodotti legnosi e non legnosi del bosco mantenga la biodiversità, la produttività e i processi ecologici.

Socialmente utile significa: aiutare sia la popolazione locale sia la società in generale a godere di benefici a lungo termine.

Economicamente sostenibile significa: che le operazioni forestali sono strutturate e gestite in modo da essere sufficientemente redditizie, senza generare profitto finanziario a scapito delle risorse forestali, dell’ecosistema, o delle comunità interessate.

Il sistema FSC si basa su dieci princìpi fondamentali, suddivisi in criteri operativi che coprono tutti gli aspetti della gestione forestale:
• rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali;
tutela della biodiversità e dei valori ecologici;
• pianificazione gestionale e monitoraggio ambientale;
• protezione delle risorse idriche e del suolo;
• emersione di una economia forestale sostenibile.

Tutti i dieci princìpi e criteri devono essere applicati in qualsiasi unità di gestione forestale prima che questa possa ricevere la certificazione FSC. I Princìpi e Criteri sono validi in tutto il mondo per diverse aree forestali ed ecosistemi, come per diversi ambiti culturali, politici e legali. Questo significa che non sono specifici per nessun Paese o Regione.

La certificazione secondo lo standard FSC rappresenta la garanzia credibile che i prodotti forniti con un determinato codice di certificazione FSC derivano da foreste correttamente gestite, garantisce il flusso in maniera trasparente lungo la catena di fornitura. Rappresenta quindi un sistema capace di garantire piena rintracciabilità delle informazioni in merito al percorso compiuto dei prodotti a partire dalla foresta sino al consumatore.

Portocork Italia assicura che ogni fase, dalla raccolta della corteccia di quercia da sughero fino alla produzione dei tappi, rispetti rigidi controlli di conformità FSC, sottoponendosi a ispezioni annuali da parte di enti di certificazione accreditati.

La rintracciabilità del materiale certificato lungo tutte le fasi di lavorazione

Gestione forestale certificata

Solo le foreste gestite secondo i principi FSC forniscono la corteccia destinata alla realizzazione dei tappi certificati FSC commercializzati da Portocork Italia.

Raccolta e trasporto

Il sistema di tracciabilità prevede l’emissione di documenti di accompagnamento con lo specifico codice FSC al fine di garantire che il materiale certificato FSC non venga mescolato con sughero non certificato.

Produzione e stoccaggio

All’arrivo nello stabilimento ogni lotto di sughero certificato FSC viene collocato nell’area dedicata al sughero certificato FSC.

Distribuzione e vendita

I tappi in sughero prodotti con materia prima FSC riportano lo specifico claim FSC. Questo logo tutela il consumatore finale, che può verificare la provenienza sostenibile del prodotto.

L’azienda certificata secondo questo standard sottoscrive infatti una dichiarazione in cui dichiara di non essere direttamente o indirettamente coinvolta nelle seguenti attività:
• taglio illegale o commercio di legno o prodotti forestali illegali;
• violazione dei diritti umani e tradizionali nelle operazioni forestali;
• distruzione di elevati valori di conservazione in operazioni forestali;
• conversione significativa delle foreste in piantagioni o in altri usi del suolo;
• violazione di ILO Core Convention.

L’adozione del sistema FSC comporta vantaggi misurabili:
• conservazione della biodiversità, grazie alla protezione di habitat critici e specie endemiche;
• riduzione del deflusso di sedimenti nei corsi d’acqua, dovuta a pratiche di raccolta selettiva e controllata;
• mantenimento della copertura forestale, prevenendo la deforestazione illegale.

La certificazione FSC rappresenta un pilastro fondamentale per Portocork Italia, in grado di assicurare trasparenza, tracciabilità e rispetto dell’ambiente lungo tutta la filiera del sughero. Grazie a questo standard, l’azienda non solo tutela gli ecosistemi forestali, ma crea valore aggiunto per i clienti, rafforzando il proprio impegno verso un’economia realmente circolare.

Attraverso politiche di governance rigorose, investimenti in ricerca e un dialogo costante con le comunità locali, Portocork Italia conferma il proprio ruolo di avanguardia nella gestione sostenibile delle foreste e nella produzione di materiali ecosostenibili di alta qualità. La sinergia tra certificazione FSC e la promozione della raccolta dei tappi già utilizzati rende possibile un modello di business che concilia crescita economica, tutela ambientale e responsabilità sociale.

Questo è il futuro del sughero: un materiale antico che, grazie al rigore degli standard internazionali e all’innovazione industriale, si rinnova continuamente come simbolo di sostenibilità ed eccellenza.

bottiglie nere non etichettate con tappi di sughero

Un tappo su misura per ogni bottiglia di vetro


Il profilo interno del collo della bottiglia e le sue dimensioni determinano l’ermeticità del sistema di chiusura. Diverse tipologie di bottiglie (bordolesi, renane, borgognotte, champagnotte) presentano profili differenti; lo stesso vale per i tappi di sughero (monopezzo, colmatati, tecnici mono‑ o birondellati, microagglomerati, agglomerati).

La verifica del profilo si esegue con un calibro dedicato, anche portatile, che misura dal raso bocca fino a profondità di 35, 45 o 50 mm. Il test è rapido: si effettuano due letture ortogonali per rivelare eventuali difformità che possano compromettere la tappatura o la tenuta del tappo.

Il report riporta i valori numerici delle due letture, il grafico corrispondente e il parametro di conicità. Questo parametro esprime, in percentuale, la differenza tra il diametro alla base inferiore del tappo e il diametro al raso bocca, rapportata al diametro maggiore. La conicità indica quanto il profilo si discosta da un cilindro perfetto (ovvero quanto la sezione è ovale).

Una conicità eccessiva, la conicità inversa o protuberanze/rientranze marcate possono causare espulsione del tappo, difficoltà di tappatura o di stappatura e affondamento del tappo nella bottiglia.

In base al profilo viene consigliato il diametro del tappo. Se il tappo è troppo piccolo rispetto al collo, non aderisce al vetro e non sigilla; se è sovradimensionato si comprime e perde resilienza, formando pieghe che riducono la capacità sigillante e complicano la stappatura. Diametri tipici: 24, 25, 26 mm (scegliere con il cliente in base al profilo rilevato).

La lunghezza del tappo si sceglie in funzione del tipo di tappo, del livello di riempimento e della dilatazione volumetrica del vino in funzione della temperatura. Si usano comunemente lunghezze come 38, 39, 44, 45, 49 mm (selezionate insieme al cliente dopo la verifica del profilo). A 20 °C si raccomanda uno spazio di testa (camera d’aria) minimo di 15–20 mm.

Occorre inoltre considerare la svasatura del collo: un tappo troppo lungo che oltrepassa l’inizio della svasatura non applica sufficiente pressione nell’ultima parte del collo, compromettendo l’ermeticità; quando la bottiglia è coricata il vino può penetrare tra tappo e vetro favorendo la colatura. Il livello di riempimento è spesso inciso sul fondo della bottiglia insieme al simbolo della vetreria.

Curiosità: la capacità nominale delle bottiglie è definita a 20 °C. Poiché il riempimento in cantina può avvenire a temperature diverse, è consigliabile adeguare il livello di riempimento al grado termico del vino: diminuirlo per vini freddi e aumentarlo per vini caldi. Un livello di riempimento eccessivo può generare sovrapressione dannosa per la tenuta della chiusura.

La rintracciabilità di un tappo di sughero



Cosa significail codice pk XX-YY riportato sui tappi?
Il codice alfanumerico pk XX-YY rappresenta la settimana (XX) e l’anno relativo (YY) nel quale è stato effettuato il processo produttivo di finizione dei tappi.
Il fornitore di prodotto (del tappo) è così in grado di rintracciare l’intero processo produttivo e i relativi lotti di materia prima impiegata.

I materiali destinati al contatto con gli alimenti (definiti anche MOCA) negli anni sono diventati oggetto di leggi sempre più vicine a quelle del settore agroalimentare. Uno degli aspetti su cui insiste la normativa è la rintracciabilità dei materiali a contatto con gli alimenti.

Come riportato nell’art. 17 del reg.1935/04, “la rintracciabilità dei materiali e degli oggetti è garantita in tutte le fasi per facilitare il controllo, il ritiro dei prodotti difettosi, le informazioni ai consumatori e l’attribuzione delle responsabilità […] i materiali e gli oggetti immessi sul mercato comunitario sono individuabili da un sistema adeguato che ne consente la rintracciabilità mediante l’etichettatura o documentazione o informazioni pertinenti”.

Il termine rintracciabilità identifica la capacità di disporre di tutte le informazioni atte a costruire a ritroso (dal punto vendita alla produzione) la storia di un materiale/oggetto/articolo destinato al contatto con gli alimenti. Si individuano pertanto sia le imprese da cui sono stati forniti, sia le imprese a cui vengono forniti.

Due sono infatti i livelli di rintracciabilità: la rintracciabilità interna di ogni singolo operatore della filiera produttiva che permette di collegare ogni articolo prodotto alle materie prime impiegate per produrlo e la rintracciabilità esterna, trasversale tra i vari operatori della filiera, visto che i singoli anelli della filiera sono in grado di dimostrare a chi hanno venduto quanto prodotto/acquistato. La rintracciabilità rappresenta pertanto un elemento essenziale per facilitare il controllo, l’eventuale blocco di un prodotto sospeso e/o il ritiro di prodotti difettosi.

La documentazione raccolta dagli operatori della filiera permetterà da un lato agli operatori di isolare quanto prodotto/acquistato in caso di emergenza, e nel contempo gli organi di controllo potranno gestire e controllare eventuali situazioni di pericolo attraverso la conoscenza dei vari processi produttivi. In questo modo si potrà per esempio, risalire al ritiro eventuale di merce difettosa o non conforme.